La richiesta di una consultazione popolare di iniziativa consiliare sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea non costituisce un’estemporanea provocazione politica, ma rappresenta la prosecuzione di una linea strategica definita nel tempo. La Confederazione del Lavoro torna a fare sentire la propria voce nel dibattito istituzionale sul futuro internazionale della Repubblica di San Marino, ribadendo la posizione espressa dal Segretario Generale Enzo Merlini durante l’incontro pubblico promosso dalle forze politiche Libera e PSD. Secondo il sindacato di via Mura da Valle, il coinvolgimento diretto della cittadinanza mediante referendum rappresenta uno strumento essenziale per conferire la massima autorevolezza e solidità alla posizione sammarinese nei futuri tavoli negoziali europei, da attuarsi a distanza di qualche anno dalla ratifica del testo da parte del Consiglio Grande e Generale.
Il percorso congressuale e la richiesta di una consultazione popolare
Nella ricostruzione offerta dalla forza sindacale, la proposta referendaria affonda le radici nel documento programmatico approvato dal Direttivo Confederale nel settembre 2024 e successivamente sancito dal ventunesimo Congresso CSdL del febbraio 2025. Per il sindacato occorre mettere in atto una campagna informativa capillare e approfondita sui contenuti dell’intesa, mirata a coinvolgere cittadini e organizzazioni rappresentative sia nella fase precedente sia in quella successiva alla firma e alla ratifica consiliare. Nonostante l’ordinamento giuridico sammarinese non contempli istituti referendari abrogativi per gli accordi internazionali già sottoscritti, la centrale sindacale auspica che le forze politiche individuino una convergenza per promuovere una consultazione di indirizzo. Un passaggio di tale portata, destinato a ridefinire le relazioni con un mercato unico di ventisette Paesi e 450 milioni di abitanti, richiede una maturata consapevolezza popolare circa i mutamenti strutturali e gli adeguamenti normativi che la Repubblica si troverà ad affrontare.
Le garanzie per l’economia e la certezza del quadro internazionale
La linea storica della CSdL si conferma favorevole all’integrazione europea, con la preferenza originaria, non concretizzatasi, per una piena adesione che garantisse una rappresentanza diretta nel Parlamento Europeo. L’intesa di associazione consente comunque a San Marino di beneficiare del diritto di consultazione preventiva sulle norme comunitarie in itinere, evitando di subire passivamente direttive già deliberate. A questo elemento si aggiunge l’analisi delle criticità legate alla natura mista dell’accordo, la cui entrata in vigore definitiva richiede la ratifica da parte di tutti i Parlamenti nazionali dell’Unione. Il sindacato evidenzia i potenziali rischi legati ai recenti orientamenti emersi in sede di COREPER, laddove l’opposizione anche di un singolo Stato membro potrebbe paralizzare l’applicazione provvisoria dell’intesa, evocando i precedenti storici dell’Accordo di Unione Doganale del 1991, giunto a ratifica definitiva solo dopo un decennio.
Uno sviluppo ancorato all’economia reale e al mercato unico
La posizione espresso dalla Confederazione differisce nettamente dalle opzioni referendarie preventive promosse da altri settori politici. La CSdL dichiara fin da ora il proprio orientamento favorevole al “Sì”, ritenendo la piena integrazione nel mercato unico l’unico pilastro fondamentale per sostenere la crescita economica reale e garantire la sostenibilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale, a partire dalla sanità pubblica e dal comparto previdenziale. Per la centrale sindacale, il ricorso al voto popolare non deve essere inteso come un ostacolo, bensì come una leva democratica per consolidare la coesione sociale e rafforzare l’azione della diplomazia sammarinese sul piano internazionale.