San Marino, Canti: “Accertare i fatti nel rispetto dell’autonomia della magistratura”

San Marino, Canti: "Accertare i fatti nel rispetto dell'autonomia della magistratura"

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Il Segretario di Stato per la Giustizia, Stefano Canti, interviene in occasione della nomina della Commissione Consiliare d’Inchiesta chiamata a valutare le presunte responsabilità politiche o amministrative connesse alla vendita delle partecipazioni dell’Ente Cassa di Faetano alla Società San Marino Group e al cosiddetto “Piano Parallelo”. Il Segretario richiama la necessità che i lavori dell’organismo si svolgano nel rigoroso rispetto delle competenze attribuite dalla legge, senza interferenze con il procedimento penale tuttora pendente davanti all’Autorità Giudiziaria.

Il perimetro della Commissione d’Inchiesta

Secondo Canti, la Commissione rappresenta uno strumento previsto dall’ordinamento sammarinese per accertare eventuali responsabilità di natura politica e amministrativa, distinte per loro natura da quelle penali già oggetto di accertamento giudiziario. “La Commissione d’Inchiesta rappresenta uno strumento previsto dall’ordinamento per accertare eventuali responsabilità di natura politica e amministrativa”, dichiara il Segretario di Stato. “Per essere credibile dovrà operare esclusivamente sulla base dei fatti, della documentazione e del rispetto dei ruoli istituzionali. La Magistratura sta svolgendo il proprio compito in piena autonomia e ogni valutazione dovrà evitare indebite sovrapposizioni con l’attività giudiziaria”. La distinzione tra i due piani, quello politico amministrativo affidato alla Commissione e quello penale riservato ai giudici, costituisce secondo il Segretario la condizione stessa di legittimità del lavoro consiliare: un travalicamento delle competenze rischierebbe di inficiare tanto l’autorevolezza della Commissione quanto l’autonomia costituzionalmente garantita alla Magistratura.

Il procedimento penale e il dissequestro

Canti ricorda che il procedimento penale numero 672/2025, relativo alla medesima vicenda, è giunto alla fase del rinvio a giudizio, circostanza già resa nota dagli organi di informazione nelle scorse settimane. Sul filone connesso al riciclaggio, le indagini proseguono e hanno richiesto, secondo quanto riferito dal Segretario, articolate attività di cooperazione giudiziaria internazionale con diversi Paesi europei. Quanto al dissequestro delle partecipazioni, di cui si è avuta notizia di recente sulla stampa, Canti ne rivendica la piena legittimità: il provvedimento sarebbe stato disposto in applicazione dei principi di legalità e proporzionalità che disciplinano le misure cautelari patrimoniali, in linea con la normativa interna e con i consolidati orientamenti della giurisprudenza nazionale ed europea in materia. “Le attività svolte dall’Autorità Giudiziaria, dall’Agenzia di Informazione Finanziaria e dalla Banca Centrale della Repubblica di San Marino si sono sviluppate nel pieno rispetto della normativa vigente e degli standard internazionali in materia di contrasto al riciclaggio e alla criminalità economico-finanziaria”, ha chiarito Canti, aggiungendo che gli stessi organismi internazionali competenti avrebbero espresso apprezzamento per l’operato delle istituzioni sammarinesi impegnate su questo fronte.

La difesa dell’immagine istituzionale

Il Segretario di Stato per la Giustizia stigmatizza quella che definisce ogni ricostruzione strumentale della vicenda, capace a suo avviso di mettere in dubbio la correttezza dell’operato delle istituzioni della Repubblica o di alimentare una rappresentazione distorta dei fatti, con il rischio di arrecare un pregiudizio ingiustificato all’immagine internazionale di San Marino. Un tema, quello della reputazione internazionale del Paese in materia di contrasto al riciclaggio, che si intreccia da anni con i percorsi di valutazione da parte degli organismi sovranazionali competenti in materia di trasparenza finanziaria. “Le Istituzioni hanno dimostrato indipendenza, solidità ed efficacia”, conclude Canti, “e difendere lo Stato di diritto significa tutelare la fiducia dei cittadini e consolidare la credibilità internazionale della Repubblica”.

La Commissione Consiliare d’Inchiesta avvierà ora i propri lavori parallelamente al proseguimento del procedimento giudiziario, in un contesto nel quale la tenuta della distinzione tra accertamento politico e accertamento penale resterà il banco di prova principale della sua credibilità. Resta da vedere quale perimetro di indagine la Commissione intenderà darsi concretamente e con quali tempistiche, mentre la fase del rinvio a giudizio nel procedimento penale 672/2025 apre a sua volta una nuova fase processuale destinata a incrociarsi, almeno sul piano mediatico, con il lavoro consiliare appena avviato.

Fonte: Segreteria di Stato per la Giustizia

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