San Marino, Repubblica Futura: “La sentenza Cedu conferma le gravi anomalie della giustizia”

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Il verdetto pronunciato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel procedimento Casali contro San Marino riaccende con forza il dibattito sullo stato dell’ordinamento giudiziario del Titano. Per Repubblica Futura, la decisione assunta dai giudici di Strasburgo costituisce una conferma inequivocabile delle criticità strutturali che attraversano i tribunali sammarinesi, inserendosi nella scia di precedenti richiami internazionali indirizzati sia alle toghe sia all’esecutivo.

L’annullamento dell’assoluzione e la censura di Strasburgo

Al centro della controversia vi è il percorso processuale intrapreso da una cittadina sammarinese, inizialmente condannata in primo e secondo grado a seguito di un commento diffuso sul social network Facebook nei confronti dell’allora Segretario di Stato alla Sanità. La vicenda pareva essersi conclusa con l’assoluzione definitiva pronunciata dal Giudice di Terza Istanza, ma il successivo ricorso della parte civile ha ribaltato l’esito: il Giudice per i Rimedi Straordinari ha infatti accolto una querela nullitatis, cassando il proscioglimento senza rinvio e ripristinando la precedente sanzione penale.

Un passaggio che la forza politica di opposizione definisce del tutto irrituale e privo di fondamento normativo, ricordando come l’inesistenza di tale strumento in sede penale fosse stata in precedenza riconosciuta dallo stesso magistrato procedente. I giudici europei hanno rilevato che l’organo giudicante, avendo introdotto una fase d’impugnazione non contemplata dall’ordinamento, “non era un tribunale costituito per legge”. Per Repubblica Futura, l’introduzione di gradi di giudizio per via puramente pretoria rappresenta una violazione grave dei principi cardine del giusto processo.

Lo scontro politico e i rilievi sui tentativi di pressione

Accanto al profilo strettamente procedurale, il movimento di opposizione stigmatizza con durezza la linea difensiva sostenuta dalle autorità governative dinnanzi alla corte sovranazionale. L’esecutivo aveva infatti domandato l’irricevibilità del ricorso per presunto abuso del diritto, facendo leva sull’appartenenza politica della ricorrente e del suo difensore, entrambi legati a Repubblica Futura, nonché sul fatto che la questione fosse approdata nell’aula del Consiglio Grande e Generale.

Tale impostazione difensiva è stata respinta dalla CEDU, la quale ha ribadito che ogni cittadino iscritto a un partito gode della piena facoltà di adire la giustizia europea facendosi assistere da un parlamentare, e che il dibattito parlamentare su temi d’interesse generale è indice di fisiologica dialettica democratica. Strasburgo ha rimarcato come le argomentazioni presentate denotassero “una forte tensione politica a livello interno”, ricordando che la sede europea non può prestarsi a regolamenti di conti politici ed esprimendo viva preoccupazione per la violazione della riservatezza istruttoria da parte statale.

A destare ulteriore allarme è infine il richiamo della corte al procedimento penale per calunnia aperto d’ufficio nei confronti del legale difensore, scaturito da una segnalazione del Dirigente del Tribunale mentre il terzo grado risultava ancora pendente. Un’iniziativa, successivamente archiviata, che i giudici europei hanno valutato come suscettibile di essere percepita quale indebita forma di pressione. Sullo sfondo restano aperti gli interrogativi sulle conseguenze reputazionali per le istituzioni del Titano e sulla tenuta complessiva dell’equilibrio democratico.

Fonte: Repubblica Futura

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