Il 19 ottobre 2026, a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea a Bruxelles, il segretario di Stato agli Affari Esteri Luca Beccari e il commissario europeo Maroš Šefčovič hanno firmato l’Accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione europea, in parallelo con l’intesa gemella sottoscritta da Andorra. Secondo la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, l’intesa apre alla Repubblica le porte del mercato interno europeo senza trasformarla in Stato membro, e lo fa mantenendo intatti sovranità, assetto istituzionale e specificità nazionali.
Un portale per spiegare l’accordo
Per accompagnare i cittadini lungo il percorso, il dicastero guidato da Beccari ha costruito il portale sanmarinoeuropeanunion.com, che la stessa Segreteria presenta come uno strumento di spiegazione piana e documentata del testo. L’impianto è pensato per chi parte da zero: cinque domande essenziali, dedicate a natura dell’accordo, motivazioni della scelta, cambiamenti attesi, elementi che restano invariati e tempi di entrata in vigore, poi una navigazione per profili che distingue la pubblica amministrazione dalle associazioni, i giovani e gli studenti dai professionisti, i lavoratori dalle imprese e dai cittadini.
Accanto ai percorsi per categoria, il sito raccoglie diciassette schede tematiche, dai trasporti alla statistica, dai servizi finanziari all’agricoltura, e un archivio documentale che comprende il testo integrale dell’accordo quadro con i protocolli, il protocollo dedicato a San Marino, la tabella dei venticinque allegati e una sintesi ufficiale di dodici pagine. La sede di riferimento è Palazzo Begni, in Contrada Omerelli, a San Marino.
Le quattro libertà e ciò che resta di competenza nazionale
Il cuore dell’intesa, nella lettura della Segreteria, è la partecipazione di San Marino alle quattro libertà che reggono il mercato interno: circolazione di merci, persone, servizi e capitali. Il dicastero precisa però che l’accordo riguarda soltanto una parte delle attività dell’Unione e che la Repubblica recepisce una porzione del diritto europeo, non l’intero impianto comunitario. Sul fronte della fiscalità, per esempio, le schede distinguono con cura ciò che rientra nella cooperazione amministrativa da ciò che resta di competenza nazionale.
Per le imprese la novità più rilevante riguarda la possibilità di offrire servizi e aprire attività oltre confine alle stesse condizioni, con l’applicazione delle regole europee su concorrenza, aiuti di Stato e appalti pubblici. I consumatori, nella ricostruzione del portale, ottengono le stesse garanzie previste dal mercato unico su acquisti, contratti e commercio online, mentre il capitolo dei servizi finanziari, che interessa banche, assicurazioni e strumenti di pagamento, prevede secondo la stampa specializzata europea un’apertura graduale. Sulle merci pesa invece la continuità: l’unione doganale in vigore dal 1991 resta la base giuridica su cui si innesta il nuovo assetto.
La cooperazione si estende poi a ricerca, istruzione, politiche sociali, ambiente e cultura, ambiti in cui San Marino potrà partecipare ai programmi europei. Il segretario di Stato per il Lavoro, Alessandro Bevitori, a margine della firma ha parlato di “un percorso che è durato molti anni”, aggiungendo che la Repubblica farà un salto di qualità normativa e potrà sfruttare benefici finora non pienamente utilizzati.
Una struttura costruita su misura, tra deroghe e allegati
L’architettura giuridica si regge su un accordo unico, con una parte comune a San Marino e Andorra e un protocollo dedicato a ciascun Paese. Il quadro istituzionale condiviso disciplina organi, procedure e meccanismi di aggiornamento del diritto recepito. Il testo dell’accordo quadro con i protocolli occupa 188 pagine, mentre il protocollo paese sammarinese, di 41 pagine, raccoglie deroghe, soglie e disposizioni su misura negoziate nel corso delle trattative. A completare il mosaico ci sono venticinque allegati che elencano, settore per settore, la normativa europea da recepire e i tempi di adeguamento.
Un percorso lungo più di un decennio
La Segreteria ricostruisce una relazione costruita per gradi, a partire dall’avvio dei rapporti ufficiali con le Comunità europee nel 1983 e dall’accordo di cooperazione e unione doganale del 1991. Il negoziato per l’associazione, condotto congiuntamente con Andorra sotto la guida della Commissione, si è chiuso il 12 dicembre 2023, mentre il 26 aprile 2024 la Commissione ha trasmesso al Consiglio la proposta di accordo. Il principato di Monaco, coinvolto nella fase iniziale, ha scelto nel 2023 di non proseguire.
Il passaggio decisivo a Bruxelles è arrivato a luglio 2026, quando il Consiglio dell’Unione europea ha autorizzato la firma e l’applicazione provvisoria dell’accordo. Nei comunicati diffusi alla firma il percorso viene descritto come frutto di quasi undici anni di lavoro e del sostegno di quattro governi sammarinesi, mentre Šefčovič ha parlato di “un nuovo capitolo di partenariato più profondo” tra l’Unione, Andorra e San Marino. Dall’Emilia-Romagna è arrivata la lettura di un naturale compimento della vicinanza geografica e culturale con il Titano.
Il dibattito in Consiglio Grande e Generale
Il via libera europeo ha animato a metà luglio i lavori del Consiglio Grande e Generale, dove al riconoscimento del risultato si sono affiancati i rilievi sulla fase che si apre. Nel dibattito è emersa la sfida per Parlamento e macchina amministrativa, chiamati a recepire in tempi stretti un’ampia mole di normativa europea, e non è mancata la richiesta di chiarire fino in fondo le ragioni dello stop imposto in precedenza dalla Bulgaria. Sono i due fronti, quello della capacità amministrativa e quello della trasparenza sul negoziato, su cui si misurerà la tenuta dell’impianto nei prossimi mesi.
Dalla ratifica al recepimento: gli sviluppi attesi
La firma non esaurisce il cammino. Secondo il portale della Segreteria, restano la ratifica secondo le procedure costituzionali di ciascuna parte, che per San Marino comprende il passaggio nel Consiglio Grande e Generale, l’entrata in vigore e il recepimento progressivo della normativa settore per settore, seguendo i calendari fissati negli allegati. Sul versante europeo, la stampa di settore indica come necessario anche il consenso del Parlamento europeo. Nei prossimi mesi la partita si sposterà quindi sulle aule parlamentari e sugli uffici pubblici, che dovranno trasformare in pratica quotidiana per cittadini e imprese i principi sottoscritti a Bruxelles.