Un momento di profondo valore istituzionale e, al contempo, un passaggio cruciale verso le sfide della modernità. Con l’imminente cerimonia di insediamento sullo scranno della Suprema Magistratura della Repubblica di San Marino, William Casali si appresta a guidare il Paese in un semestre che si preannuncia denso di riforme storiche e scadenze internazionali di primissimo piano.
Esponente stimato del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, Casali porta al vertice dello Stato non solo una solida esperienza politica, ma anche un bagaglio professionale fortemente orientato all’innovazione tecnologica, alla cybersecurity e alla transizione digitale, temi oggi vitali per la competitività e la sicurezza del Paese. Tra le sfide più attese del suo mandato spiccano il definitivo consolidamento del percorso di associazione con l’Unione Europea e lo sviluppo di un’economia sempre più attrattiva e al passo con i tempi.
In occasione di questo solenne inizio, abbiamo avuto il piacere di rivolgere al nuovo Capitano Reggente alcune domande per comprendere la sua visione sul futuro della più antica Repubblica del mondo, tra la salvaguardia delle storiche tradizioni di libertà e la spinta necessaria verso la digitalizzazione.
Eccellenza, l’elezione a Capitano Reggente rappresenta il culmine del servizio per un cittadino sammarinese. Con quale spirito personale e politico si appresta a varcare la soglia di Palazzo Pubblico per guidare le istituzioni della Repubblica?
La vivo prima di tutto con profonda gratitudine e con un fortissimo senso di responsabilità. Per un sammarinese è difficile immaginare un incarico istituzionale più alto. La Reggenza racchiude secoli della nostra storia, rappresenta la continuità dello Stato e, soprattutto, l’unità della Repubblica. Per questo non considero l’elezione come un punto di arrivo personale, ma come un servizio che il Paese mi affida temporaneamente.
Porterò con me la mia storia, la mia formazione politica e professionale e le esperienze maturate in questi anni. Quando si assume la Suprema Magistratura bisogna essere pienamente consapevoli che la Reggenza appartiene a tutti. Significa rappresentare lo Stato nella sua interezza, garantire il corretto funzionamento delle istituzioni e mantenere sempre capacità di ascolto ed equilibrio.
Affronterò questo semestre insieme al collega Gerardo Giovagnoli con grande rispetto per le istituzioni e per quella straordinaria capacità che San Marino ha dimostrato nei secoli: rinnovarsi senza perdere le proprie radici.
La Sua storia professionale è da sempre legata a doppio filo all’innovazione, alla cybersecurity e all’informatica. In che modo questa forte sensibilità tecnologica si tradurrà in un valore aggiunto per la modernizzazione del Paese durante il Suo mandato?
La tecnologia ha accompagnato praticamente tutta la mia vita e ha inevitabilmente influenzato anche il mio modo di affrontare l’attività politica. Mi ha insegnato soprattutto ad analizzare i problemi, costruire soluzioni facendole funzionare concretamente.
Negli anni ho cercato di applicare questo metodo anche all’attività istituzionale: dalla riforma di San Marino Innovation all’ampliamento delle competenze dell’Authority ICT, dalla disciplina delle tecnologie basate sui registri distribuiti e delle cripto-attività al recepimento di eIDAS e all’avvio dei servizi fiduciari digitali. L’attuale impegno è concentrato nei tavoli tecnici dell’Accordo di Associazione, in ambito di tecnologia e servizi digitali.
Durante la Reggenza, naturalmente, il ruolo sarà diverso, ma credo che questa esperienza possa aiutare a leggere trasformazioni che ormai riguardano non soltanto i tecnici, ma anche i diritti dei cittadini, la sicurezza dello Stato e la competitività del nostro sistema economico.
Il prossimo semestre vedrà la Repubblica fortemente impegnata nelle battute decisive del percorso di associazione con l’Unione Europea. Quali sono, a Suo avviso, le principali opportunità che il tessuto economico e i giovani sammarinesi dovranno saper cogliere?
Credo che dobbiamo guardare all’Accordo con molto pragmatismo, evitando sia entusiasmi semplicistici sia timori pregiudiziali.
Per le imprese significa potersi confrontare in maniera molto più strutturata con il mercato europeo. È un’opportunità importante, ma significa anche maggiore concorrenza e quindi maggiore necessità di investire in innovazione, organizzazione, competenze e qualità.
Per i giovani vedo una possibilità ancora più significativa: poter pensare il proprio futuro professionale su una dimensione europea senza essere costretti a scegliere fra San Marino e l’Europa. Dobbiamo creare le condizioni perché possano formarsi, muoversi, acquisire esperienza e trovare poi conveniente mettere a frutto le proprie competenze.
Per un piccolo Stato, apertura non deve significare rinunciare alla propria identità. Significa dotarsi degli strumenti necessari per continuare a essere autonomi e competitivi in un contesto sempre più interconnesso.
Temi come la sovranità dei dati e l’intelligenza artificiale sono ormai centrali nell’agenda globale. Come si posiziona San Marino in questo scenario per difendere l’autonomia dello Stato e tutelare i cittadini?
Non intendo la sovranità digitale come un’autarchia tecnologica, la ritengo irrealistica. Lo Stato deve sapere dove risiedono i propri dati strategici, secondo quali regole vengono trattati, chi può accedervi e quali garanzie vengono offerte ai cittadini.
Il dato è ormai un’infrastruttura strategica. Di conseguenza lo sono anche i data center, le reti, i sistemi di identità digitale, i servizi fiduciari e la cybersecurity.
Lo stesso approccio vale per l’intelligenza artificiale. Affrontarla soltanto in maniera difensiva sarebbe un errore: può aumentare la produttività delle imprese, migliorare i servizi e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione. Proprio perché è una tecnologia molto potente, però, richiede responsabilità, trasparenza e regole chiare.
Le dimensioni di San Marino possono rappresentare un vantaggio: possiamo coordinare più rapidamente istituzioni, imprese e competenze. La sfida è utilizzare questa agilità mantenendo sempre elevati livelli di affidabilità e tutela.
Lei proviene dal mondo dell’imprenditoria digitale ed è ben radicato nel tessuto economico locale. Quali ritiene siano i settori chiave su cui San Marino deve puntare per attrarre nuovi investimenti esteri?
San Marino non può competere sulla quantità. Deve competere sulla qualità. Vedo grandi possibilità nell’ICT, nell’intelligenza artificiale, nel fintech, nella cybersecurity, nei servizi digitali qualificati e nelle tecnologie applicate all’industria: settori nei quali contano soprattutto competenze, proprietà intellettuale, infrastrutture e capacità di innovare.
Un vero ecosistema dell’innovazione non può occuparsi soltanto delle startup. Deve essere attrattivo anche per chi quelle imprese le finanzia: business angel, venture capital e investitori professionali. Chi mette capitale in un’impresa innovativa deve trovare un ordinamento moderno, strumenti adeguati, certezza del diritto e condizioni che rendano possibile accompagnare la crescita dell’impresa nelle diverse fasi del suo sviluppo.
In questo senso considero molto significativa anche la sandbox normativa, di cui sono stato relatore di maggioranza. Il principio è semplice: di fronte a un progetto realmente innovativo lo Stato crea uno spazio di sperimentazione controllato, definisce limiti e garanzie e, dove necessario, costruisce una disciplina specifica anche attraverso deroghe temporanee.
È un cambio di prospettiva importante: lo Stato non decide quale progetto imprenditoriale debba avere successo, ma deve essere capace di creare le condizioni perché una buona idea possa essere sperimentata e competere.
La figura del Capitano Reggente incarna l’unità nazionale. Quale messaggio o auspicio desidera rivolgere, attraverso le nostre pagine, alla cittadinanza sammarinese e in particolare alle nuove generazioni che guardano al futuro?
Vorrei rivolgere soprattutto un invito ad avere fiducia in San Marino, senza però confondere la fiducia con l’immobilismo. Abbiamo ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto qualcosa di straordinario: uno Stato libero e indipendente, istituzioni antichissime e una comunità che ha saputo attraversare momenti storici molto complessi. Questo patrimonio non si conserva mettendolo sotto una campana di vetro. Lo si conserva facendolo vivere.
Ai giovani direi quindi di non guardare a San Marino soltanto per quello che è stato, ma anche per ciò che può diventare. Di portare idee, pretendere istituzioni all’altezza, confrontarsi con il mondo e non avere paura del cambiamento.
La nostra responsabilità è lasciare loro una Repubblica capace di affrontare il futuro senza perdere ciò che la rende unica: la libertà, l’identità, il senso della comunità e il rispetto delle istituzioni.
Nel ringraziare Sua Eccellenza William Casali per questa intervista, la nostra redazione esprime i più vivi e sinceri auguri di buon lavoro a Lei e al Suo collega d’ufficio, Sua Eccellenza Gerardo Giovagnoli, per l’alto mandato istituzionale che si apprestano a ricoprire alla guida della Repubblica di San Marino.