L’assetto normativo a tutela del segreto d’ufficio per i vertici di Banca Centrale della Repubblica di San Marino riaccende lo scontro istituzionale a Palazzo Pubblico. Il Movimento Civico Rete prende posizione contro le recenti determinazioni dell’esecutivo, contestando la scelta di intervenire per via decretale sulle facoltà di accesso agli atti riservati da parte dei consiglieri eletti. Al centro delle critiche avanzate dall’opposizione vi è l’introduzione di paletti stringenti alla divulgazione delle risultanze acquisite in sede di Commissione Finanze, una misura che, secondo la formazione civica, rischia di depotenziare la funzione di vigilanza democratica proprio mentre il comparto creditizio sammarinese affronta delicate vicende giudiziarie.
Lo scontro sul segreto d’ufficio e le prerogative della Commissione Finanze
La controversia scaturisce dalle disposizioni che consentono all’autorità di vigilanza bancaria di opporre vincoli di riservatezza alle richieste informative formulate dai membri dell’organismo consiliare. Nella lettura offerta da Rete, il decreto finisce per subordinare l’operato degli eletti a un regime di stretta confidenzialità: “la Commissione Finanze può acquisire informazioni, ma non divulgarle finché permangono esigenze di riservatezza”. Una restrizione che il movimento giudica lesiva del mandato istituzionale, sottolineando come la delicatezza della materia avrebbe imposto un confronto preliminare tra gli schieramenti parlamentari e un’esposizione pubblica degli effetti giuridici. L’interrogativo sollevato verte sull’effettiva efficacia ispettiva: “quanto potrà essere efficace il controllo politico del Consiglio se le informazioni acquisite restano sottoposte a vincoli così stringenti?”. Secondo i civici, i rappresentanti consiliari rischiano di veder compresso il proprio compito primario di verifica sull’indirizzo politico ed economico del Paese.
Il nodo politico della trasparenza tra aula e Palazzo di Giustizia
A rendere più tesa la dialettica concorre il quadro generale del comparto finanziario, ancora segnato dal caso legato alla tentata compravendita di Banca di San Marino, capitolo su cui ha lavorato un’apposita commissione consiliare d’inchiesta e che si appresta a varcare le aule del tribunale unico. È in tale scenario, argomenta la forza d’opposizione, che la trasparenza dovrebbe costituire un principio irrinunciabile anziché subire contrazioni normative. Rete ravvisa inoltre una contraddizione insanabile nella condotta dell’attuale maggioranza, ricordando come la stessa coalizione di governo avesse formalmente approvato un ordine del giorno per sollecitare il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti a fare piena luce sulle dinamiche del sistema bancario: “da una parte chiede maggiore chiarezza, dall’altra sostiene provvedimenti in cui si introducono vincoli e minore trasparenza verso i Consiglieri”.
La frizione politica si sposta dunque sull’opportunità di tali limitazioni normative rispetto al percorso di integrazione europea. Il movimento mette in dubbio che la nuova disciplina risponda a reali imperativi di adeguamento agli standard comunitari e internazionali, paventando invece un espediente per sottrarre l’operato dei regolatori finanziari al vaglio parlamentare. Con l’imminente approdo del decreto in Consiglio Grande e Generale per la ratifica, la tenuta del confronto istituzionale dipenderà dalla volontà del governo di chiarire se i vincoli posti tutelino la stabilità sistemica o se, al contrario, riducano lo spazio di verifica democratica sui dossier bancari più scottanti.