San Marino, Repubblica Futura: “Errare è umano, perseverare è diabolico”

Repubblica Futura, giustizia: "Risposta sottotono da parte della maggioranza"

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La recente presa di posizione del Consiglio Giudiziario riaccende lo scontro istituzionale a San Marino attorno alla vicenda del magistrato Massimiliano Simoncini, spingendo il movimento politico Repubblica Futura ad attaccare duramente l’esecutivo e la dirigenza del tribunale. Secondo l’opposizione, la decisione adottata nei giorni scorsi dall’organo di autogoverno non farebbe altro che confermare l’indirizzo politico del governo guidato dalla maggioranza, ignorando i dettami arrivati dalla giustizia europea e consolidando un impianto normativo che rischia di compromettere la credibilità dello Stato sul piano internazionale.

Lo scontro sulla riforma del tribunale e la sentenza di Strasburgo

Al centro della polemica si colloca la riforma dell’ordinamento giudiziario voluta nel 2020 dall’allora Segretario alla Giustizia Massimo Andrea Ugolini, un intervento che portò al vertice del tribunale sammarinese il dirigente Giovanni Canzio. Repubblica Futura evidenzia come la permanenza di Canzio alla guida del settore sia stata garantita, all’avvio dell’attuale legislatura, attraverso una legge ad personam tesa ad aggirare i tetti di mandato stabiliti dal previgente quadro costituzionale. Nella ricostruzione della forza politica, applicare fedelmente e per intero il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sul caso Simoncini avrebbe significato ammettere il fallimento di quell’assetto, sconfessando l’architrave politico costruito attorno alla gestione del potere giudiziario.

Il magistrato sammarinese, secondo quanto ricordato dal movimento, ha subito un demansionamento proprio in applicazione di un disegno riformatore che l’allora maggioranza presentava come la soluzione definitiva ai mali della giustizia, ma che ha poi incassato una severa censura da parte dei giudici di Strasburgo. Il partito contesta la deliberazione assunta dal comitato guidato dallo stesso dirigente del tribunale, sostenendo che l’organismo abbia scelto di disattendere le indicazioni sovranazionali e prefigurando una gravissima ricaduta d’immagine per la Repubblica, con il potere esecutivo costretto a giustificare davanti agli organismi europei il mancato reintegro del magistrato nelle funzioni di Commissario della Legge.

I costi economici e le ricadute sul negoziato con l’Unione Europea

Le conseguenze della contesa non si limitano all’ambito procedurale, ma investono direttamente le casse pubbliche. Repubblica Futura pone l’accento sulle ingenti risorse dell’erario già impiegate per sostenere gli onorari legali e per fare fronte agli indennizzi riconosciuti: a carico dello Stato vi sarebbe già un esborso di 170.000 euro per gli arretrati spettanti a Simoncini, una cifra definita solo iniziale rispetto al totale dei danni liquidati. La forza d’opposizione solleva inoltre un problema di etica istituzionale, chiedendo all’esecutivo se appaia corretto demandare il destino di un magistrato a soggetti direttamente coinvolti nei provvedimenti bocciati dalla corte internazionale.

La vicenda assume infine una valenza geopolitica cruciale alla luce del percorso di integrazione comunitaria intrapreso dal Titano. Il movimento domanda apertamente alle istituzioni se una simile condotta possa costituire un idoneo biglietto da visita in vista della sottoscrizione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, o se il Paese stia imboccando una pericolosa deriva volta a sottrarsi al rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Un interrogativo che chiama il governo a chiarire senza indugi se intenda conformarsi agli obblighi giuridici internazionali o se preferirà lasciare aperta una frattura che minaccia le future relazioni diplomatiche ed economiche di San Marino.

Fonte: Repubblica Futura

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