Il recapito di un atto impositivo da parte dell’Agenzia delle Entrate a un cittadino italiano a riposo, dopo decenni di impiego nella Repubblica del Titano, riaccende la vertenza fiscale lungo il confine italo-sammarinese. L’Associazione Frontalieri Italia San Marino, guidata dal presidente Massimo Ceccaroli, interviene direttamente nei confronti del governo di Roma indirizzando una formale richiesta di confronto al viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo. La sigla di categoria sollecita l’apertura di un tavolo istituzionale per dirimere in radice il nodo interpretativo sui trattamenti pensionistici transfrontalieri, scongiurando il moltiplicarsi di contenziosi tributari individuali su somme che hanno già scontato il prelievo all’origine.
Il nodo delle cartelle esattoriali e il rischio di doppio prelievo
Al centro della rimostranza si colloca la notifica di una cartella di pagamento a carico di un residente italiano che ha maturato il proprio trattamento previdenziale versando regolarmente la contribuzione obbligatoria all’ente di sicurezza sociale sammarinese. Secondo la ricostruzione di Massimo Ceccaroli, l’iniziativa intrapresa dall’amministrazione finanziaria espone i lavoratori a riposo al rischio concreto di una duplicazione del carico fiscale, gravando su cespiti già assoggettati alle imposte dell’ordinamento confinante. L’associazione di categoria sottolinea come tale prassi generi una condizione di profonda incertezza economica, lasciando scoperte fasce di contribuenti che ritenevano assolti i propri doveri previdenziali e impositivi nel rispetto del quadro bilaterale.
La sigla dei lavoratori transfrontalieri ha predisposto una rete di assistenza tecnica e legale per valutare le impugnazioni dei singoli provvedimenti davanti alla giustizia tributaria. Tuttavia, nella prospettiva dell’associazione, affidare la tutela a una sequenza parcellizzata di ricorsi rappresenta una via insostenibile per i singoli cittadini. Il sodalizio rimarca che non appare ammissibile costringere i pensionati a farsi carico di costose trafile giudiziarie per far valere i principi della Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra Roma e San Marino. Da qui l’appello a chiarire in maniera univoca l’ambito applicativo del trattato bilaterale, garantendo un’interpretazione armonizzata tra le due giurisdizioni.
La richiesta di un tavolo al Ministero dell’Economia
Per evitare l’inasprirsi del contenzioso, l’associazione ha già informato i rappresentanti politici del territorio e domanda ora la convocazione immediata di un incontro presso la sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’intento dichiarato non è alimentare fratture tra istituzioni, ma conseguire una stabilità normativa e operativa duratura. L’associazione ha manifestato la disponibilità a fornire al dicastero la documentazione anonimizzata sul caso pilota, offrendo un quadro dettagliato delle casistiche analoghe emerse sul territorio. La vertenza si sposta dunque sul piano dell’indirizzo ministeriale: stabilire un’interpretazione certa delle convenzioni vigenti rappresenta l’unico percorso per tutelare i diritti acquisiti di migliaia di ex lavoratori transfrontalieri.