Le grandi aziende sono state esentate dal contributo sulle rinnovabili ed è giusto prevedere risparmi anche per i cittadini, in particolare per le fasce di popolazione più in difficoltà nel far fronte al costante aumento del costo della vita. Lo Sportello Consumatori chiede all’AASS e alla Segreteria competente di predisporre nuove misure per ridurre i costi anche per le utenze domestiche, rilevando come sembri superata la scorretta interpretazione delle norme per l’accesso alle tariffe sociali pur restando inadeguati i criteri.
La richiesta di estensione dei risparmi energetici alle utenze domestiche
Con una decisione dell’Autorità di Regolazione dei Servizi Pubblici e l’Energia, su proposta dell’AASS, dal prossimo ottobre le aziende a forte consumo di energia saranno esentate dal pagamento del contributo denominato “FER”, che alimenta un fondo destinato agli incentivi per le energie rinnovabili. La competitività del sistema delle imprese va senz’altro salvaguardata, anche agendo sulla diminuzione dei costi della componente energetica. Ma al contempo andrebbero previste delle forme di risparmio anche per i cittadini, in particolare per le tante famiglie in difficoltà nell’affrontare gli aumenti del costo della vita, ancora più gravosi in questi ultimi tempi, in cui si scontano gli effetti della guerra in medio-oriente.
Considerando che il fondo per le rinnovabili è in attivo, e che il provvedimento in questione entra in vigore il primo ottobre, l’Associazione Sportello Consumatori chiede all’Azienda dei Servizi e alla Segreteria di Stato competente, in questo lasso di tempo, di prevedere nuove misure che consentano risparmi sul contributo FER anche per le utenze domestiche. Al contempo, vanno rilanciate le politiche di incentivo per l’installazione dei pannelli fotovoltaici e la produzione in territorio di energie rinnovabili, e l’efficientemento energetico delle costruzioni. Ricordiamo che gli incentivi alle energie rinnovabili, nei primi anni facevano parte di un apposito capitolo di spesa del Bilancio dello Stato. Solo successivamente è stata istituita, appunto, la tariffa FER, quale costo aggiuntivo a carico degli utenti, sia aziende che cittadini.
Le criticità nell’accesso alle tariffe sociali per le famiglie
Cogliamo l’occasione anche per riportare l’attenzione sulle tariffe sociali. Come abbiamo già denunciato, il diritto di accedere a queste tariffe agevolate per le utenze di acqua, luce e gas, per le famiglie con reddito imponibile pro-capite inferiore a 9mila euro, è stato sistematicamente negato a molte famiglie che ne hanno i requisiti, a causa di una scorretta e arbitraria interpretazione delle norme da parte del Governo. Il motivo ruotava intorno al principio dei requisiti: il reddito imponibile pro-capite familiare. Fino all’anno fiscale 2025, il reddito imponibile era il reddito lordo diminuito di una serie di voci, tra cui i contributi (per i lavoratori dipendenti), l’abbattimento forfetario, la no tax area e la stessa deduzione SMAC. Il Governo, invece, disattendendo completamente il Decreto, ha dato indicazione all’AASS di tenere conto non del reddito imponibile, bensì del reddito lordo, che naturalmente ha un importo più alto: in tal modo solo pochissime domande sono state accolte.
Il Decreto Delegato n. 117 dello scorso 10 agosto ha introdotto nuovi criteri, ribadendo però il principio che va preso a riferimento il reddito imponibile a tassazione ordinaria (le 13 mensilità per lavoratori dipendenti e pensionati). Dall’anno fiscale 2026, la nuova riforma tributaria (legge n.141/2025) ha eliminato l’abbattimento del reddito di 9.000 euro, composti dalla no tax area e dalle deduzioni SMAC, trasformandole in detrazioni fiscali, per cui non cambia quasi nulla. Le novità introdotte cambiano la sostanza di ben poco: da un lato si aggiunge il TFR, dall’altro si deducono gli interessi sul mutuo prima casa o il canone di affitto fino ad un massimo di 4.000 euro annui. Di fatto, se abbiamo ben compreso come verrà applicato il Decreto, rimarranno escluse dalle tariffe sociali quasi tutte le famiglie che ne avrebbero bisogno quali, ad esempio, quelle composte da tre persone con un unico reddito da lavoro dipendente, con riferimento agli inquadramenti contrattuali prevalenti del settore privato (3° / 4° livello). Chiederemo un incontro al Segretario di Stato competente per chiedere di modificare i requisiti in occasione della ratifica da parte del CGG, conclude l’Associazione Sportello Consumatori.